venerdì 18 gennaio 2019

Al via il progetto "Lost in Education".


Condividiamo questa importante iniziativa a cui Arci Imperia ha dato un contributo diretto. Ringraziamo Donatella Lasagna per il suo impegno. Il progetto vede coinvolte anche scuole della nostra provincia. 

Dal sito: " percorsiconibambini.it" :
 Si è appena concluso il kick-off meeting del progetto Lost in Education, un incontro della durata di tre giorni presso gli uffici dell’UNICEF Italia durante i quali tutti i soggetti coinvolti nelle attività hanno avuto modo di confrontarsi e pianificare insieme il lavoro che verrà svolto nei territori d’intervento per una durata complessiva di 38 mesi"....CONTINUA A LEGGERE CLICCANDO QUI

martedì 8 gennaio 2019

Lettera al Presidente ANCI, Antonio Decaro

Condividiamo la lettera datata 3 gennaio inviata dall'Arci Nazionale a firma del presidente Chiavacci ad Antonio Decaro, presidente ANCI, in merito all'attuazione del decreto immigrazione. 






Dott. Antonio Decaro  
Presidente ANCI 
Sindaco Comune di Bari 
Gentile Presidente, 

Le scriviamo per esprimere il nostro favore e la nostra soddisfazione per le sue dichiarazioni di ieri nelle quali si è fatto carico, sia nel suo ruolo di Sindaco che in quello di Presidente dell’ANCI, della richiesta di un incontro chiarificatore con il Governo, a proposito dell’attuazione del decreto immigrazione. 

Come Lei sa, la nostra associazione è impegnata da tempo nella gestione dell’accoglienza in tante parti d’Italia, in collaborazione  con  centinaia di  sindaci  e  amministrazioni  comunali, mettendo a  disposizione  competenze  e strutture, favorendo  politiche inclusive, con una grande attenzione alle comunità locali e alle persone coinvolte, divulgando buone prassi di impegno e convivenza civile. 

martedì 4 dicembre 2018

Il Decreto Sicurezza e Immigrazione è legge: il Paese è più insicuro!

Dal sito Arci.it


Con un voto di fiducia imposto al Parlamento e, soprattutto, agli alleati di cui non si fida, il Ministro dell’Interno raggiunge l’obiettivo principale della sua azione politica: presentarsi alle Europee avendo approvato una legge manifesto del razzismo di governo per arrivare, nel maggio 2019, ad un risultato elettorale che consolidi il suo ruolo di leader della maggioranza. Nulla a che vedere con l’interesse dell’Italia e con la retorica del «prima gli italiani».

La sicurezza, legata strumentalmente all’immigrazione in un testo disomogeneo e incoerente, in realtà diminuirà per tutti. Certamente per i richiedenti asilo, che avranno ancora meno possibilità di ottenere un regolare titolo di soggiorno e quindi saranno più fragili socialmente e ricattabili. Dovranno accettare di lavorare in nero o di pagare per avere un contratto che consenta loro di convertire il permesso da umanitario in permesso di lavoro (sta già succedendo in questi giorni).

Ci sarà meno gettito fiscale e contributivo, più sfruttamento e più incidenti sul lavoro, meno sicurezza, appunto. Chi auspica che così ci saranno più espulsioni si sbaglia: non aumenteranno, così come non sono aumentate quando, sempre con un ministro leghista al Viminale, c’erano ben 14 centri di detenzione per 1900 posti e la detenzione durava 18 mesi. Ciò che aumenterà, questo è sicuro, sarà il numero degli irregolari... CONTINUA A LEGGERE.

"Fuori dal Tunnel” manifestazione dell' 8 dicembre a Torino

"Fuori dal Tunnel” – ARCI, Legambiente e Alter.POLIS aderiscono alla manifestazione NoTav dell'8 dicembre a Torino
ARCI Piemonte, Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta e il collettivo studentesco Alter.POLIS confermano l'impegno a fianco della popolazione e dei sindaci della Val di Susa nell’opposizione al progetto del tunnel Tav/Tac Torino-Lyon aderendo alla Manifestazione NoTav prevista per sabato 8 dicembre a Torino.

In contemporanea, poiché l’8 dicembre dal 2010 è la"Giornata Internazionale contro le Grandi Opere Inutili e Imposte e in difesa del pianeta", molti altri movimenti sul territorio italiano si mobiliteranno per la tutela dei territori e contro lo spreco di risorse pubbliche.

Da quasi 30 anni il diffuso movimento di opposizione alla seconda linea ferroviaria (Tav/Tac) Torino-Lyon chiede un confronto tecnico che possa prevedere come esito anche la cosiddetta "opzione zero". Richiesta respinta, come da sempre è stata respinta la richiesta di procedere subito al trasferimento del traffico merci da gomma a rotaia, vietando o contingentando il traffico dei tir ed utilizzando il servizio ferroviario AFA (Autostrada Ferroviaria Alpina) avviato solo nel 2003, che collega l'interporto di Orbassano con Aiton (Savoia).

Le motivazioni contro la realizzazione di questo progetto per l’alta velocità sono sostenute dalle opinioni di autorevoli studiosi, tecnici ed esperti del settore. 
Presidi, manifestazioni, studi e documentazioni, libri e conferenze pubbliche, hanno avuto come sola risposta tangibile lo sgombero dei presidi, la militarizzazione del territorio e la criminalizzazione del dissenso, pratiche che nel 2015 sono state censurate dal Tribunale Permanente dei Popoli che ha dichiarato che in Valsusa si sono violati i diritti fondamentali sia di natura procedurale e di informazione, sia per l’accesso alle vie giurisdizionali, ed anche i diritti fondamentali civili, libertà di parola ed espressione.

Per costruire una "grande opera" si dovrebbero stanziare enormi quantità di denaro pubblico, gravando sui contribuenti, mentre non si realizzano tantissimi interventi che cambierebbero immediatamente la qualità della vita dei cittadini, con un impatto ambientale ed occupazionale positivo:
- messa in sicurezza del territorio;
- ricostruzione in tempi certi dopo terremoti, alluvioni ecalamità naturali in genere;
- edilizia scolastica (es. solo il 14,2% delle scuole è antisismico, l'81,2% rispetta i requisti di accessibilità, mentre in Piemonte ben il 67% delle scuole ha bisogno di interventi di manutenzione urgente);
- sanità pubblica;
- gestione dei rifiuti (è di questi giorni al notizia che l'UE ha fatto partire la causa d'infrazione per 41 discariche fuori norma).

La città di Torino è in cima alla classifica nel rapporto automobili/abitanti, vive una situazione particolarmente critica per lo smog (Pm10, biossido di azoto, ozono), e per risolvere il problema inquinamento si propone di scavare in Valsusa un tunnel di 57 km!
Occorre dare priorità agli investimenti infrastrutturali nelle città perché è nei grandi centri urbani che si gioca la sfida fondamentale della mobilità italiana: Lione (che ha la metà degli abitanti di Torino) ha 4 linee di Metropolitana, mentre Torino ne ha una in fase di completamento.

Il tunnel di base non è affatto indispensabile per l’economia italiana ed europea:
– non diminuirà il traffico pesante dalle strade, perché non viene garantito in alcun documento che una volta aperto il tunnel ci sarà il blocco dei tir come avviene in Svizzera;
– non ridurrà i tempi di percorrenza tra Lione e Milano perché gli interventi sul nodo di Torino (il primo tratto di linea a rischio saturazione) e sulla linea storica sono rinviati;
– non risolve la questione dei pendolari che continuano a veder peggiorare il servizio lungo la linea (in Piemonte dal 2011 sono state chiuse 14 linee cosiddette “minori”, con un taglio complessivo del servizio dal 2010 al 2017 del 4,9%).

Informazioni logistiche
L’inizio del corteo è previsto alle ore 14.00 in piazza Statuto a Torino, in direzione piazza Castello.
All'appuntamento troverete il furgone con lo striscione 'Fuori dal tunnel' opera del writer Orma il Viandante.

Per info:
Gabriele Moroni, ARCI Piemonte piemonte@arci.it - 348.2501585
Andrea Polacchi, ARCI Torino segreteria@arcitorino.it - 011.0267560
Lorenzo Siviero, ARCI Valle Susa-Pinerolo vallesusa@arci.it - 011.4112498/348.2501587 

lunedì 19 novembre 2018

Affinchè non accada più


Comunicato congiunto 

Siamo nel 2015, giugno per la precisione, un giugno insolitamente piovoso e fresco. Riva ligure, pochi chilometri da San Remo, davanti ad un supermercato. Nel parcheggio un uomo fugge all'improvviso inseguito da altre due persone. La corsa finisce cercando di scavalcare il guardrail, una breve colluttazione, gli inseguitori tengono a terra il fuggitivo e nel mezzo del trambusto si qualificano come carabinieri, un passante li aiuta a bloccare la persona che si trova sdraiata sul selciato. L'uomo tratto in arresto si chiama Bholi Kaies, viene caricato su un'auto. L'operazione fila via liscia, sembra normale routine, una storia di cronaca come ne accadono a centinaia ogni giorno, anche se Kaies non tornerà mai più a casa dalla sua famiglia perché esce in coma dal comando dei carabinieri di Santo Stefano.

La causa del decesso inizialmente pare ignota, poi l'autopsia emette un verdetto inquietante: morte a causa di stress celebrale avvenuta in conseguenza di una compressione violenta della cassa toracica, tradotto qualcosa o qualcuno sopra il suo petto gli ha impedito di respirare al punto che il cervello, in carenza di ossigeno, ha smesso di funzionare.

Nei giorni seguenti un carabiniere viene trasferito, si scopre che gli era stata recapitata una lettera di minacce, pare anche che alla procura arrivi una foto in cui sono ritratte le presunte violenze su Bholi all'interno della caserma. Il procuratore del tribunale di San Remo, Cavallone, il quale si era subito affrettato a dire che non eravamo di fronte ad un altro caso Cucchi, si trova costretto in seconda battuta ad istituire un processo a danno di due militari dell'arma, ammettendo che lo stato avrebbe in qualche modo dovuto farsi carico di quella morte.

Ora siamo a novembre 2018, tre anni dopo, la tramontana soffia e la sera viene buio presto. La terza udienza del processo è vicina e si sono già ascoltate alcune testimonianze costituite parte civile. La prossima udienza sarà mercoledì 21 novembre. Chiediamo di venire ad assistere, di partecipare, di tenere alta l'attenzione su questo caso. Lo chiediamo a tutte quelle persone che ritengono inammissibile che si possa morire a causa di violenze subite da parte delle forze dell'ordine. Lo chiediamo alle persone che pensano che le vite ed i corpi di chi ha un colore della pelle diverso o la fedina penale non intatta valgano come tutte le altre. Lo chiediamo a chi riconosce l'abuso di un potere che liquida le vite e i corpi che non può e non riesce a conformare e controllare.

Lo chiediamo anche alla luce di tutti i casi precedenti, molti in Italia, sperando serva a far sì che non debba accadere più. Ci vediamo in tribunale.



Circolo arci camalli (ACPO)
Arci provincia di Imperia
SA Babilonia
CSA la talpa e l'orologio
Cassa di resistenza del ponente Ligure