mercoledì 8 settembre 2021

“Con Arci Puoi. Costruire, sognare, conoscere, crescere, ripartire’. Queste le parole scelte da Arci per il tesseramento 2021-2022, per sottolineare le tante possibilità offerte da una realtà plurale e inclusiva, tra le più grandi centrali culturali della sinistra e, sicuramente, la più partecipata. Una realtà che oggi conta oltre 4.000 circoli in tutta Italia e oltre un milione di tesserati. Una campagna di tesseramento particolarmente significativa, quella del 2021-2022, che prenderà il via con un mese di anticipo rispetto agli anni scorsi, per una comunità che, malgrado la grave situazione determinata dalla pandemia, è pronta a ripartire, con ancora più decisione, dall’impegno civile e dal dialogo. Convinti che non si possa superare questa crisi senza la presenza di presidi sul territorio così importanti come le nostre basi associative per le loro attività di prossimità. Per costruire con un lavoro culturale serio e capillare – grazie all’impegno e all’entusiasmo di Circoli, Comitati, volontarie e volontari, lavoratrici e lavoratori, socie e soci – ponti con tutta la sinistra e il centrosinistra, i movimenti e la società civile, per rafforzare la coesione e la giustizia sociale, all’insegna della partecipazione, della solidarietà e del mutualismo, della lotta alle disuguaglianze, alle discriminazioni, alla povertà educativa e culturale, al razzismo, all’odio e alle violenze. Per crescere insieme, da nord a sud, per confermare ancora una volta la nostra identità di grande associazione nazionale, il nostro ruolo di utilità sociale, senza lasciare indietro nessuno, rafforzando quegli spazi indispensabili dove cultura e relazioni contribuiscono al benessere dei singoli e delle collettività. Spazi di socialità diffusa, di promozione culturale, spettacolo e musica, fondamentali per i territori e le comunità, senza i quali saremmo tutti più poveri. Per conoscere e dare una risposta ai bisogni delle persone, perché siano pienamente affermati i diritti di tutte e di tutti e vengano approvate leggi di civiltà di cui si parla da anni, a partire dallo Ius soli e dal disegno di legge Zan contro l’omobitransfobia e la misoginia, per aprire canali di dibattito sulla tassa patrimoniale e sulle riforme necessarie a dare risposte concrete ai giovani. Per sognare e realizzare un futuro migliore. Puntando sempre verso nuovi e più ambiziosi traguardi. Perché Con Arci Puoi.

martedì 29 giugno 2021

COMUNICATO STAMPA L'associazione Arci Imperia Aps aderisce all'iniziativa in supporto al DDL Zan, giovedì 1 luglio alle ore 18 in Largo Terrizzano a Imperia. Sosteniamo questa legge che prevede misure di prevenzione e contrasto alle violenze e alle discriminazioni, contro l'omotransfobia e la misoginia. E' una legge necessaria per rispondere all’emergenza collegata alla crescente pervasività dei discorsi e dei fenomeni d’odio, che ha visto aumentare le richieste di aiuto da parte di persone LGBTQ+ e donne. Una legge che l’Italia aspetta da decenni, per la piena affermazione dei diritti di tutt* e che non può continuare ad essere ostaggio di giochini ostruzionistici e tentativi di insabbiamento. Per questo giovedì saremo in piazza e invitiamo tutte le persone unirsi a noi in questa battaglia di civiltà.

martedì 18 maggio 2021

MO, Arci: "fermare la violenza e riconoscere lo Stato di Palestina"

 Da Arci Nazionale,

L'offensiva dell'esercito israeliano a Gaza e il lancio di razzi verso Israele ha riportato drammaticamente in primo piano un conflitto per anni dimenticato, il risultato dell'assenza di una politica per la soluzione dei due Stati, incapace di rispondere alla condizione dei palestinesi sottoposti ad un'occupazione militare inaccettabile e dai contenuti esplosivi.

Arci, insieme ad altre associazioni, organizzazioni della società civile, sindacati, ha inviato una lettera aperta al Presidente della Repubblica e al Governo per chiedere che l’Italia si faccia promotrice di una forte azione diplomatica affinché cessi il conflitto tra israeliani e palestinesi.

Sottolineando quanto sia necessaria e non più rinviabile un’azione di pace e di rispetto del diritto internazionale, che possa fermare la violenza, rimuovendone le cause, e allo stesso tempo riconoscere lo Stato di Palestina.

Ribadiamo la nostra vicinanza ai palestinesi e all'ambasciatrice della Palestina in Italia, Abeer Odeh, che in queste ore ha ringraziato di cuore "tutte le associazioni, i movimenti e le forze politiche italiane che, in controtendenza, hanno scelto di stare dalla parte giusta, mostrando a noi palestinesi, alle vittime anziché ai carnefici, una vicinanza davvero preziosa in un momento così drammatico"."Chiunque abbia letto i giornali nelle ultime settimane - ha ricordato l'ambasciatrice della Palestina in Italia - sa che la miccia è stata accesa dalla repressione israeliana durante le celebrazioni del Ramadan, dalla pulizia etnica che Tel Aviv porta avanti a Gerusalemme Est Occupata, e dal boicottaggio delle elezioni palestinesi, derivante dalla proibizione di far votare i cittadini di questa città, la legittima capitale dello Stato di Palestina, dove la violenza e le provocazioni delle forze di occupazione e dei coloni hanno raggiunto livelli mai visti, fino a profanare i luoghi sacri. Per non parlare del silenzio - ha aggiunto l'ambasciatrice della Palestina in Italia - davanti alle continue violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale accertate ripetutamente dall’ONU, e dell’inerte indifferenza di fronte all’occupazione e alle sue conseguenze: l’espandersi delle colonie illegali, le demolizioni delle case palestinesi, le detenzioni arbitrarie, le uccisioni ingiustificate, le condizioni di vita miserabili alle quali sono condannati i palestinesi, l’Apartheid, l’impossibilità di avere un proprio Stato. Insomma, ci saremmo aspettati di vedere questi leader in piazza per chiedere la fine dell’occupazione, non per sostenere un’occupazione illegale".

"Discriminazione inconcepibile nei confronti dei Circoli, governo intervenga"

Comunicato stampa Arci Nazionale


Decreto riaperture, Arci e Acli: "discriminazione inconcepibile nei confronti dei Circoli, governo intervenga"

 

 "Ultimi a ripartire e ancora discriminati. Il cronoprogramma delle riaperture previste dal nuovo decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri, alla luce del miglioramento dei dati sulla pandemia, è un ulteriore schiaffo al mondo dell'associazionismo di promozione sociale e culturale del Terzo Settore. In base alle scelte fatte i centri culturali, sociali e ricreativi - come i nostri Circoli - saranno gli ultimi a ripartire e lo potranno fare soltanto dal primo luglio.

Una scelta incomprensibile, una discriminazione inconcepibile che rischia di affossare definitivamente migliaia di realtà associative in tutta Italia, colpite da una crisi senza precedenti legata alla pandemia".

Lo hanno dichiarato in una nota congiunta la Presidente nazionale Arci, Francesca Chiavacci, e il Presidente nazionale delle Acli, Emiliano Manfredonia, che hanno inviato una lettera al governo chiedendogli di intervenire.

“Si approssima una fase - si legge nella lettera inviata al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, al ministro del Lavoro, Andrea Orlando, e al ministro della Sanità, Roberto Speranza - in cui via via stanno ripartendo spettacoli aperti al pubblico, eventi e attività sportive, fiere, convegni, ma nulla è previsto per i circoli fino al 1 luglio”.

“Ci troviamo nella paradossale situazione per cui, alle stesse condizioni di adempimento delle norme igienico-sanitarie e con un ulteriore requisito relativo alla sicurezza, cioè la tracciabilità di coloro che ne usufruiscono (poiché sono socie e soci dei nostri enti, e quindi riconoscibili), i nostri circoli non possono svolgere attività identiche o analoghe a quelle di altri soggetti".

"Fin dall’inizio della pandemia - prosegue la lettera di Arci e Acli al governo - abbiamo seguito con responsabilità le prescrizioni del governo per contrastare la pandemia, durante il lockdown abbiamo svolto un ruolo di formazione dei cittadini alla responsabilità e abbiamo messo in campo numerose iniziative di solidarietà e mutualismo, per sostenere chi aveva più bisogno. Riteniamo però una grave ingiustizia e una sorta di 'discriminazione', che forse è in parte dovuta al sovrapporsi di normative, quella per cui oggi, nelle stesse condizioni ambientali, non sia consentito alle nostre strutture, in forza semplicemente della loro natura giuridica, di svolgere attività analoghe a quelle che a tutti gli altri sono consentite”. Insieme alla lettera, Chiavacci e Manfredonia hanno inviato al governo anche un documento con alcune soluzioni normative affinché si possa “trovare una soluzione giusta nei prossimi decreti relativi alle riaperture, che riconosca il ruolo determinante nella ripartenza del Paese dei nostri circoli, dell’associazionismo culturale, della socialità responsabile di prossimità e di chi combatte contro la solitudine e l’isolamento.”